È ormai sempre più evidente nel mondo giovanile la parziale sottovalutazione della proattività delle relazioni umane, sottovalutazione che spesso si esplica sia nell’ inadeguata rilevazione degli elementi di criticità della vita reale e virtuale sia nella mancata pianificazione di opportune azioni di risposta a tali criticità.

Troppo spesso i ragazzi tendono a porre il bullismo e il cyberbullismo al di fuori del focus personale, a non prestare la necessaria attenzione a cose, persone e situazioni borderline. È dunque necessario conoscere gli aspetti fondanti del bullismo e del cyberbullismo, stabilire un confine netto tra ciò che è legale e ciò che non è legale, seguire degli esempi, avere dei punti di riferimento saldi per poter scegliere da che parte stare.

bullismo

Il corto “Da che parte stare” è il risultato di un percorso didattico che prende le mosse da lavori svolti dalla classe II H in materia di convivenza civile. Chi è il bullo, chi è la vittima, chi sono i complici, qual è il ruolo del gruppo: queste sono le questioni su cui i ragazzi si sono interrogati.

Attraverso simulazioni e giochi di ruolo, lavori individuali e di gruppo, illustrazione grafica di casi-tipo e brainstorming è emersa una fitta rete di parole sottese alla problematica affrontata: prepotenza, diffamazione, esclusione, fragilità, razzismo, silenzio, complicità, omertà, paura, solitudine, debolezza, insulti, violenza, tristezza, odio, lacrime, pugni vs amore, amicizia, fiducia, autostima, empatia, sensibilità, sicurezza, maturità, famiglia, scuola, aiuto, abbracci, risate, adulti autorevoli, motivazione, ascolto, sincerità, cura dell’altro.

Il bullismo filtrato da alcuni media, come ad esempio i cartoon, è spesso edulcorato e svilito della sua gravità a tutto vantaggio di una fruizione superficiale che allontana i ragazzi dalla riflessione empatica: reagire in maniera divertita alle malefatte del bullo mediatico di turno è il sintomo di una complicità inconsapevole legata al non riconoscimento del problema. È questa la consapevolezza a cui sono giunti i ragazzi.

Si è reso pertanto necessario oggettivare le cause e gli effetti del bullismo e del cyberbullismo, definendone gli aspetti e le implicazioni: la lettura dei giornali è stato il passaggio necessario per accostarsi ad una realtà vissuta che nulla ha a che vedere con la presunta visione giocosa e comica offerta dai cartoon.

La riflessione che ne è derivata ha reso evidente la necessità di compiere delle scelte: non scegliere è forse la via più semplice, ma non è quella giusta. Non scegliere significa schierarsi dalla parte del bullo in qualità di complice o di vittima. La vita non è un cartoon!

Parlare è sempre la cosa giusta? Scegliere la vita è sempre la cosa giusta? Scegliere le cose belle intorno a noi è sempre la cosa giusta? Non isolarsi è sempre la cosa giusta? Avere degli adulti di riferimento è sempre la cosa giusta?
Sì, questa è stata la risposta dei ragazzi.

Carmela Tetta